Metodo colturale

Visti i boschi, gli obiettivi, i vincoli, la storia, il metodo colturale è l’unico possibile ed applicabile per il complesso forestale oggetto del piano.

Se per il querceto, a livello di classe colturale, il bosco disetaneo a taglio saltuario è un modello a lungo, o lunghissimo termine, a livello particellare gli interventi a breve distanza temporale – 5 anni- sono quelli che possono dare i migliori risultati in termini di cura del bosco e di perseguimento degli obiettivi di gestione.

Questo piano non si discosta, pertanto, dall’impostazione dei piani precedenti, né dalle prescrizioni generali del piano di settore boschi del Parco del Ticino, fatte salve alcune considerazioni, analizzate in profondità in tutto il documento, che riguardano il modello selvicolturale. Un modello di trattamento è accennato solo per i boschi V1, quando si parla di tagli di rinnovazione per buche di 4-800 m2, con prelievi del 20% della provvigione dell’area percorsa (ipotizzando una provvigione di 200 m3/ha, buche di 500 m2 cadrebbero ogni 0,25 ha) peraltro poco applicati in generale e comunque mai nelle aree in gestione, negli altri casi il taglio sembra limitarsi al materiale deperiente, ai polloni soprannumerari, ai pioppi ibridi relitti. La norma è molto schematica, ed oggi non si adatta all’esperienza, alla varietà delle situazioni, all’evoluzione attuale del bosco.

Il piano dei tagli, da attuarsi in modo elastico senza un criterio cronologico e dimensionale prefissato, prevede una sorta di “miglioramento continuo”, dove mentre una serie di interventi seguono, per così dire, la tradizione, altri cercano di affrontare il problema dell’invecchiamento del soprassuolo e dell’assenza di rinnovazione.

Scomponendo la classe colturale nei singoli popolamenti, gli interventi seguono queste linee guida, ordinate per semplicità di realizzazione:

Robinieti puri e misti

Nei robinieti puri continua la spollonatura delle ceppaie, con rilascio di matricine destinate all’invecchiamento. Esclusa la rinnovazione artificiale, vengono generalmente conservate le specie arbustive e tutta la rinnovazione (Olmo, Carpino, Acero) in grado di contrastare il rigoglio della Robinia, in qualche caso limitato si potrà procedere allo sgombero di vecchi individui senescenti. L’intervento deve essere il più frequente possibile, anche per evitare un eccessivo disturbo alla vegetazione con il taglio di polloni grandi, il materiale potrà essere rilasciato in bosco.

Stessi principi nei robinieti misti, dove è ancor più marcata la valorizzazione delle specie da conservare, di norma escluse dal taglio a meno di problemi fitosanitari. L’intervento è bene possa essere esteso alle porzioni di bosco limitrofo, in modo da contrastare l’eventuale rinnovazione della Robinia.

Ontaneti di ontano nero

Visto lo stato di senescenza di parte di questa formazione, ed il turno ipotizzato di 60 anni, nel periodo del piano potrà essere utilizzato circa il 20-25% degli Ontaneti, con particolare attenzione, tuttavia, a quelle formazioni a contatto con la Robinia che rischiano di essere contaminate (partt. 2 MR, 20 22 BT). In questi caso, il taglio prudente è accompagnato da interventi sul robinieto come già descritto.

Cespuglieti

Di norma esclusi dagli interventi, anche per la totale improduttività del prodotto, potranno essere valutate azioni di diradamento volte a ricreare spazi aperti a fini faunistici. Tali azioni verranno comunque concordate e gestite in accordo con l’Ente gestore dei siti Natura 2000, cui si deve il suggerimento dell’azione.

Boschi di olmo campestre

I pochissimi boschi di Olmo in purezza osservati vanno controllati per seguirne l’evoluzione. Potranno essere sgomberate le esotiche presenti (in stato di generale deperimento), naturalmente incombe il rischio di grafiosi che potrà portare al taglio delle piante secche in piedi.

Vecchi pioppeti rimboschiti in evoluzione

Si potrà procedere allo sgombero del vecchio Pioppo ancora presente. Verificata la rinnovazione naturale, potranno essere effettuate ripuliture volte a facilitarne l’affermazione.

Querco-carpineti e querceti puri

Continua l’azione di controllo delle esotiche infestanti (in qualche caso è presente l’Ailanto e semenzali di Prunus serotina). In stazioni localizzate, saranno intrapresi tagli di sementazione, avendo questi requisiti:

  • Scarse probabilità di potenziale ingresso di Robinia
  • Preesistenza di situazioni di degrado (deperimento della Farnia, aree percorse da eventi atmosferici distruttivi) che hanno già diradato il popolamento
  • Possibilità di controllo continuato della vegetazione arbustiva che, come prescritto per i boschi V1 dal PSB, dovrà essere totalmente allontanata all’atto del taglio.

Contestualmente all’intervento sulla Quercia, si interverrà sul ceduo in evoluzione di Carpino, con taglio dei polloni e delle piante sottomesse, senza però creare varchi comunque non funzionali alla rinnovazione della Farnia sotto questa specie. I tagli di sementazione non avranno comunque grandi dimensioni: maggiori delle buche previste dal PSB, ma di norma inferiori ad 1 ha. Darne una dimensione per la durata del piano è al momento difficile: ipotizzando che il turno massimo della specie sia di 90 anni (ex art. 41 NFR), e per la validità del piano di 15, si ipotizza di percorrere teoricamente 1/6 delle aree a querceto, vale a dire 30 ha. Naturalmente i primi interventi dovranno essere controllati con cura, e gli interventi sospesi in caso di evoluzione negativa. La martellata sarà concentrata sugli individui peggiori e deperienti, valorizzando i migliori portaseme, identificando le migliori aree candidate alla rinnovazione in relazione alla consistenze dal popolamento e delle specie presenti. Dopo le operazioni di taglio, è necessario proseguire con le cure colturali alla rinnovazione onde garantirne l’affermazione per almeno 5 anni.

Verrà di norma sgomberato il Pioppo, fatte salve considerazioni riguardo la diversità specifica del bosco.
Moderati tagli di rinnovazione saranno effettuati sul Carpino, valorizzando i nuclei già esistenti, e salvaguardando comunque i migliori e più sviluppati esemplari della specie.

Querceti misti

Continua l’azione di controllo delle esotiche infestanti, saranno sgomberati i popolamenti di Pioppo residui di età avanzata. In relazione all’evoluzione dell’Olmo ed alle condizioni citate nel paragrafo precedente, su di una superficie di circa 5 ha complessivi potranno essere intrapresi tagli di sementazione, con le modalità già descritte. Potranno essere valorizzati locali nuclei di rinnovazione con decespugliamenti e ripuliture.

Querceti dei greti con orniello

Mai percorsi da tagli negli ultimi 40 anni, hanno visto in parte la trasformazione da bosco parco a boscaglia xerofila molto densa e, a quanto pare, ben dotata di provvigione. A prescindere dal controllo della Robinia (o di altre esotiche), da effettuarsi sempre e comunque, si procederà allo sgombero del Pioppo invecchiato, potranno essere valorizzati locali nuclei di rinnovazione con decespugliamenti e ripuliture, ma si procederà in aree localizzate al taglio dei polloni di Orniello, per una superficie complessiva di circa 5 ha, onde guidare l’evoluzione del popolamento verso una formazione più complessa e stratificata.

Formazioni a pioppo e salice

Anche in queste aree non si ha traccia di interventi negli ultimi decenni, vuoi per lo scarso interesse economico vuoi per la difficile accessibilità. Costituiscono un serbatoio di biomassa, anche morta, utile ai fini della biodiversità. Nelle fasce soggette ad erosione attiva, e compatibilmente con l’accessibilità delle aree, si procederà allo sgombero delle piante a rischio di fluitazione. Nelle aree più lontane dalla corrente, ove esistano le possibilità di rinnovazione della Quercia e di altre specie più forestali, potranno essere condotte utilizzazioni anche localmente intense, onde creare varchi in cui si possano evolvere tipi diversi di bosco. In relazione alle condizioni di evoluzione dell’alveo, potranno essere percorsi fino a 15 ha di bosco nel periodo di validità del piano.

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