Inquadramento geografico, morfologico e faunistico

Per la stazione di Abbiategrasso, la temperatura media dell’aria è di 12,9 °C, con escursione annua di 23,8 °C. Dal punto di vista termico, il clima è continentale. Le precipitazioni sono di 1.000 mm/anno, con picchi primaverili ed autunnali, ma con una discreta distribuzione in tutti i mesi dell’anno. L’anno che abbiamo rimboschito (il 2006), tuttavia, non ha piovuto da febbraio ad agosto, il che ci insegna a non fidarci troppo delle statistiche climatiche.

La valle del Ticino costituisce un’incisione, larga in queste zone fino a 6 Km, inserita nel contesto della pianura diluviale recente (alluvioni fluvioglaciali e fluviali pleistoceniche), con pendenze moderate, attorno al 2%. I substrati pedogenetici sono sempre sciolti, prevalentemente sabbioso-ghiaiosi a sabbie grossolane. L’alveo fluviale è caratterizzato da ghiaie ciottolose. Dal punto di vista litologico prevalgono le rocce acide cristalline, gli elementi carbonatici sono rari.

Dal punto di vista geomorfologico, i boschi del piano sono inseriti nella fascia fluviale attiva.

La falda freatica è superficiale, avvicinandosi al fiume, tuttavia, questa si può trovare a maggiore profondità (con ampie escursioni stagionali) per l’effetto drenante del Ticino in condizioni di portata ordinaria o di magra. Numerosi, tuttavia, sono i canali che scorrono da paralleli ad obliqui verso il fiume, alimentati da fontanili le cui teste sono prossime al confine esterno dei boschi.

L’area è particolarmente ricca di fauna, tanto da essere definita come una delle più ricche della pianura padana. Nel SIC sono state individuate in totale 399 specie, di cui: 174 specie di insetti, 29 di Pesci, 5 di Anfibi, 10 di Rettili, 135 di Uccelli e 46 di Mammiferi. Fra di queste, molte specie sono rare o rarissime in pianura padana, specialmente quelle legate agli ambienti umidi. Nei pressi del bosco di Molino Ronchetto esiste una garzaia (loc. “peschiere”).

Ma le specie che hanno diretta influenza sulla gestione forestale sono senz’altro gli ungulati: Cinghiale e Capriolo. Presente da tempo il primo (ma non all’epoca delle riserve di caccia, si è diffuso dopo la creazione del parco), da una ventina d’anni il secondo (reintrodotto dal 1992 dal Parco stesso), hanno raggiunto una forte consistenza negli ultimi anni, tanto è vero che il Parco stesso ha promosso piani di abbattimento della popolazione di Cinghiale, con frequenti battute nell’azienda Bosco Ticino. La pressione sul bosco è oramai molto evidente, e se il Cinghiale non sembra incidere particolarmente sulla quantità di ghianda che riesce a germinare, sono frequenti i danni da brucatura o sfregamento della corteccia delle giovani piante da parte del Capriolo.

La gran parte del complesso assestamentale si trova in prossimità del Ticino, in area di divagazione del fiume. Per comprenderne le dinamiche passate ed attuali, è stata redatta una carta che ne mette a confronto i tracciati storici.

L’immagine riportata mette a confronto 3 soglie storiche dell’alveo del Ticino con le aree assestate: è interessante notare come negli ultimi 135 anni il fiume si sia comunque mantenuto relativamente lontano dai principali nuclei boscati. Il confronto con le tipologie di bosco riscontrate (che verrà descritto in seguito) fornisce interessanti conferme all’interazione bosco-fiume, studiando la storia del territorio è possibile comprendere meglio lo stato attuale di questo patrimonio forestale.
Il complesso assestamentale oggetto del piano riguarda un territorio di 506 ha, di cui 412 a bosco. I restanti 96 ha sono costituiti per lo più da zone agricole (33 ha), greti od aree occupate dalle acque del Ticino (45 ha), da rimboschimenti (3 ha), incolti (1,7 ha), fabbricati e pertinenze (2,3 ha).

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