Querco carpineto della bassa pianura

E’ la formazione più rappresentata, esteso su buon parte (circa il 45%) della superficie del piano. E’ stato distinto in due sottotipi:
querco carpineto tipico
querceto puro, con poco o punto Carpino bianco. Quest’ultimo, in realtà, ha spesso (nella parte più verso il fiume) elementi di transizione con il querceto con Olmo; l’Olmo, tuttavia, non presenta, se non a livello di rinnovazione, caratteristiche tali da definire il popolamento. uest’ultimo

Le schede tipologiche descrivono una struttura da biplana a multiplana, un governo tipico a fustaia, un tempo di permanenza di 200 anni, limitato ad 80 dal deperimento, una provvigione da 90 a 350 m3/ha.
Il querco carpineto tipico è formato da una abbastanza uniforme struttura biplana, che però spesso diventa multiplana per la presenza di Pioppi nel piano superiore, per diversi livelli vegetativi del Carpino (a volte in evoluzione dal ceduo, ormai vecchissimo, a volte da seme), per la presenza di altre specie (Olmo, Orniello, sporadicamente Ontano, ma anche Acero campestre, Robinia), del sottobosco a volte denso a Pado e densissimo a Nocciolo, oppure a Biancospino ed altre specie meno frequenti. Spesso il sottobosco presenta due piani, con quello superiore a Pado e/o Nocciolo.
In alcuni casi il Carpino predomina formando macchie molto dense e chiuse: in questo caso il sottobosco è ridotto, e presente quasi esclusivamente a livello del suolo con l’Edera e la Pervinca. Non mancano in questo caso, tuttavia, nuclei di rinnovazione dello stesso Carpino bianco.

La densità è generalmente colma: qualche varco si nota (partt. 9-11 BT) per effetto della tromba d’aria del 1998 oppure per situazioni più o meno estese di deperimento (part 23 BT).
Il governo è sempre ad alto fusto: anche nei casi in cui il Carpino deriva da cedui invecchiati, l’età è tale da assimilare tutto il popolamento alla fustaia.
Alcuni dati dendrometrici: la media dei campioni è abbastanza rappresentativa (16 aree circolari e 62 relascopiche), e mostra una provvigione sui 180 m3/ha, con area basimetrica di 22,5 m2/ha. La Farnia da sola interessa il 42% della provvigione, il Carpino è attorno al 15%. Incerto il dato sul Pioppo, che è distribuito in modo molto irregolare: stimo possa interessare il 10%, in media, della provvigione. Rilevante l’incidenza del Nocciolo, pur con diametri piccoli e piccolissimi (5%), non molto significativo è l’Ontano nero (5%), Olmo ed Orniello interessano tra il 3 ed il 5%.
L’età media è elevata: si tratta di popolamenti coetanei o quasi, con il soprassuolo principale compreso fra i 60 e gli 80 anni. In queste condizioni vegetative pare corretto dire che il bosco di Quercia è generalmente vecchio, maturo, al limite della stabilità. Naturalmente è difficile dare una definizione precisa dell’invecchiamento, soprattutto con una letteratura che tradizionalmente pone il turno della Farnia oltre il secolo (le schede parlano di tempo di permanenza di 200 anni). L’impressione, suffragata non solo dai rilievi del piano, ma da una oramai lunga consuetudine con i querceti del Ticino è tuttavia che ci si stia approssimando al limite biologico per la Farnia in questo contesto, con fattori critici identificati sia nella relativa fragilità della specie agli attacchi parassitari sia nella capacità di resistenza meccanica nei suoli sottili e su substrato ciottoloso della valle del Ticino. Gli stessi incrementi correnti misurati (in media dell’1,93%, ma con picchi fra lo 0,9% ed il 4%), in media modesti, danno una misura dell’evoluzione del querceto che, come ben noto, non riesce a rinnovarsi.

La rinnovazione è argomento centrale ed, ahimè, critico, del querco carpineto, con molte ombre (o meglio, molta ombra) e qualche luce. La rinnovazione di Farnia, in breve, non c’è. La specie mostra un’elevata fruttificazione (l’anno 2014 è stato di pasciona, ma la cosa è stata ampiamente dimostrata in passato), una forte germinabilità del seme,e nel caso specifico una scarsa predazione da parte dei selvatici, ma i semenzali non sopravvivono che pochi mesi, e sono rarissime le pianticelle di Quercia affermate. Ovviamente (l’osservazione è banale, ma la sottolineo) queste sono in corrispondenza di aree illuminate; sui bordi di strade e piste, lungo i corsi d’acqua, ma anche nelle spiagge aperte e sabbiose del Ticino. Nel bosco, riporto le coordinate dell’unico punto in cui ho rilevato ben tre giovani Farnie, probabilmente in corrispondenza di uno schianto (E:1.490.780 – N:1.521.956), da visitare in religioso pellegrinaggio; inutile dire che erano inesorabilmente scortecciate dalle corna del Capriolo. Presente, ed a tratti anche abbondante, la rinnovazione del Carpino bianco, con varie classi di età (decrescenti), con moltissimi semenzali, ma anche con gruppi di promettente futuro. Oltre al Carpino, è diffusa la rinnovazione dell’Olmo, ed anche dell’Acero campestre, che tuttavia non è quasi mai presente con esemplari di una certa età. La Robinia, invece, è poco rappresentata, e presente per lo più a livello di polloni. Sia per il forte ombreggiamento sia per gli interventi di taglio susseguitisi negli ultimi 20 anni la specie appare sempre sotto controllo, e se è vero che gli interventi sono dipesi da finanziamenti ad hoc, non è sbagliato dire che questi sono serviti a conservare i boschi più belli della pianura.
Per quanto riguarda la rinnovazione artificiale, beh, le esperienze degli ultimi anni sono state desolanti. E’ difficile distinguere fra i vari fattori che hanno contribuito a sostanziali fallimenti: condizioni edafiche, siccità primaverili-estive, danni da ungulati (rilevanti), imperizia degli operatori (e del direttore dei lavori), difficoltà di manutenzione, eccessivo ombreggiamento; il confronto con altre stazioni, tuttavia, porta a giudicare i numerosi tentativi effettuati in queste aree come improduttivi. La rinnovazione artificiale, il rinfoltimento, se non in pochi casi, è a mio giudizio da evitare. Devono essere ricercate le strade migliori per la rinnovazione naturale, ed è questo uno dei punti focali di questa pianificazione assestamentale.

Per quanto riguarda il querceto puro, questo, come detto, è assimilato al querco-carpineto, fatto salvo il fatto che il Carpino bianco è raro od assente. Valgono i discorsi generali fatti per il tipo precedente: la struttura, però, è più semplificata, spesso biplana, talvolta (part. 21 BT) compare il Cerro.
I parametri dendrometrici, pur con un campione meno rappresentativo (6 AdS circolari e 25 relascopiche) mostrano valori coerenti con i precedenti; la provvigione è di circa 200 m3/ha, l’area basimetrica di circa 20-21 m2/ha. La Farnia prende circa il 60% del volume, il resto della massa è variamente ripartito fra le altre specie.
Valgono le considerazioni fatte per il tipo precedente: la scarsità di Carpino bianco viene, a livello di rinnovazione, solo in parte compensata da Olmo, Orniello e dal Carpino stesso. In questo tipo i problemi legati all’invecchiamento ed all’assenza di rinnovazione della Quercia sono in parte amplificati. Ciò non è però sempre vero: nelle aree più prossime al Ticino (partt. 13, 16, 17, 19 BT, 9 MM), dove il Carpino è pressoché assente probabilmente per il regime idrico con ampie oscillazioni di falda e la natura dei suoli, a volte molto sabbiosi, pur in assenza di rinnovazione recente la Farnia appare diversificata in classi diametriche in modo più vario che non nel bosco più maturo lontano dal fiume e l’Olmo diventa molto denso, con macchie a spessina e sparse piante di grandi dimensioni. Sono zone (l’Isolone) sicuramente meno gestite in passato, dove mai è presente un ceduo sottoposto, e dove dunque la rinnovazione naturale di Farnia ha avuto dinamiche più spontanee.
Un caso particolare è il querceto nella proprietà Molino Ronchetto (part. MR1), che deriva da un intenso lavori di miglioramento volto a contrastare l’invasione delle esotiche, e specialmente del Prunus serotina.

Nel ceduo composto (querceto di Farnia con Pioppo ibrido su ceduo di Prugnolo e Robinia) di età compresa fra i 20 ed i 60-70 anni è stato eliminato nel 2012 il Pioppo, il Prugnolo e buona parte della Robinia, con successivo rinfoltimento a predominanza di Farnia e controllo con diserbo, per due stagioni vegetative, della rinnovazione delle esotiche. Il lavoro ha carattere sperimentale, ma a tutt’oggi è possibile dire che i risultati sono promettenti, con l’eliminazione della rinnovazione di Prugnolo e buon attecchimento del postime messo a dimora. Maggiori dettagli verranno dati nella descrizione particellare.