Querceto di Farnia con Olmo

Copre circa il 20% della superficie del piano ed è distribuito nella fascia intermedia fra il querco-carpineto ed il fiume, in aree generalmente interessate dalle escursioni di falda legate al livello del Ticino e suoli da ciottolosi a sabbiosi. In questa tipologia sono state accorpate situazioni diverse, tanto è vero che è più corretto, in questo caso, venga chiamata “querceto misto”: la scheda descrittiva regionale, peraltro, accorpa allo stesso modo una varietà di situazioni, in cui il querceto si mescola sia all’Olmo sia al Pioppo che all’Ontano nero, alla Robinia, all’Acero campestre, ed anche al Carpino bianco.
I parametri dendrometrici del tipo (10 AdS circolari e 36 relascopiche) mostrano con discreta rappresentatività un’area basimetrica di 15 m2/ha ed una provvigione di 140 m2/ha, con un 30-35% di Farnia ed altrettanto di Pioppo, un 10% di Olmo, un 7-8% di Robinia, un 6-7% di specie arbustive. Si tratta però del bosco meno omogeneo dell’area, con un’ampia variabilità di densità, provvigione, composizione specifica.
E’ sempre una fustaia, da biplana a multiplana, e l’ossatura è sempre data dalla Farnia, che, data la varietà di situazioni, qui presenta una variabilità molto forte per classi diametriche ed età: la curva N/ha in questo caso, ed è l’unico, non è coetaneiforme (gaussiana), e non mancano le classi inferiori.
Il piano dominante, oltre che dalla Farnia, è spesso occupato dal Pioppo, specie nelle particelle verso il Ticino, che localmente, in termini di massa, domina. Nel piano intermedio stanno Farnie più giovani, l’Olmo, e tutte le specie di corredo già presenti nelle altre tipologie: dalla Robinia (d’invasione o, meno spesso, da vecchi cedui composti) all’Orniello nelle situazioni meno umide, all’Ontano nero, al Carpino bianco. Il piano inferiore è occupato dallo strato arbustivo a tratti molto denso, fino alla boscaglia impenetrabile dei greti (part.19 BT), con composizione specifica variabile a seconda dei suoli e della copertura. Come specie guida, si passa dal Nocciolo nelle zone più umide ed ombrose al Biancospino in quelle più aperte ed aride (la specie è però diffusa dappertutto), con Corniolo, Sanguinella ed Evonimo in situazioni più fertili e soleggiate. Ligustro e Prugnolo spinoso formano la boscaglia dei greti.
Il problema di rinnovazione della Farnia è qui attenuato dalla discreta presenza di classi diametriche piccole, tuttavia non sono state rilevate piante giovani, come d’altronde negli altri casi. Molto forte, invece, la rinnovazione dell’Olmo, a vari stadi di sviluppo, distribuita in modo piuttosto uniforme ma particolarmente intensa sotto vecchi pioppeti. Al proposito, reputo interessanti i tagli di sgombero operati negli ultimi 3 anni nelle partt. 2 e 14 BT: l’utilizzazione di vecchi pioppeti ha scoperto un popolamento di Farnia ed Olmo, da tenere controllato nei prossimi anni per verificarne l’evoluzione.
La presenza di Robinia non desta, al momento, troppa preoccupazione: è vero che la specie tende ad occupare spazi aperti, ma sia gli interventi di controllo operati sia, soprattutto, la grande velocità di crescita dell’Olmo sembrano contrastare efficacemente l’invadenza dell’esotica, almeno fino a quando non arriva la grafiosi. Invece (partt. 5, 7 e 10 MM), l’Olmo in situazioni particolari ha letteralmente scalzato la Robinia, che mostra chiari segnali di declino a fronte di una grande vigore della prima specie.
Vale la pena spendere due parole sull’Olmo e sulla grafiosi, che sono l’incognita del successo di questa specie almeno nell’occupare gli spazi generalmente invasi dalla Robinia o nel costituire popolamenti più giovani all’interno di boschi invecchiati. La grafiosi è sempre presente, tant’è che spesso si notano piante secche in piedi, di varie classi di età. Colpisce però in modo discontinuo e localizzato, tant’è che altrettanto spesso si trovano alberi di grandi dimensioni sani e vigorosi: anche in questo caso è da verificare l’evoluzione della specie. Ipotizzo che dopo le stragi della seconda metà del XX sec. l’Olmo sia sopravvissuto a livello di rinnovazione e si stia di nuovo diffondendo, almeno fino a quando non costituirà una nuova massa critica e verrà ri-stroncato dalla malattia. Beh, staremo a vedere, ma forse non è vero che non c’è nulla da fare: evitarne un’eccessiva diffusione potrebbe mantenere i popolamenti più isolati e rallentare la diffusione della grafiosi, ma non ci sono comunque esperienze in proposito.