Piano di assestamento forestale del consorzio

Il piano di assestamento forestale è il piano di gestione dei boschi. Vale per quindici anni, e, in base alle misure, alle valutazioni, allo stato di salute delle piante del bosco, ordina il piano dei tagli e delle cure colturali. Questo, in breve.
Per chi fosse interessato ad una conoscenza più profonda dei boschi del consorzio nella valle del Ticino, riportiamo in queste pagine un estratto del piano, studio che ha richiesto un anno di lavoro.

Il piano di assestamento forestale del consorzio forestale del Ticino interessa per la maggior parte un’ampia porzione del territorio della valle del Ticino nella Provincia di Milano, nel Comune di Abbiategrasso. Piccole porzioni del piano riguardano boschi nei Comuni di Cassolnovo e Vigevano, una delle tre proprietà boschive assestate è ubicata nei pressi del Naviglio Grande, nel Comune di Robecchetto con Induno.
La maggior parte dei boschi del PAF cresce nella valle fluviale, nella fascia storica di divagazione del fiume, in zone di pianura ma in parte continuamente rimaneggiate dalle dinamiche del Ticino. Il bosco Molino Ronchetto si trova sul terrazzo intermedio, in un’area interessata da fontanili e canali.

Tutti i boschi assestati sono precedenti riserve di caccia, venute meno con l’istituzione del Parco lombardo della valle del Ticino, nel 1974. Ai primi vincoli di tutela apposti con il PTC del 1980 si è avvicendato, quale strumento di gestione, il piano di settore boschi del Parco, indi nel 1996 furono redatti i primi piani di assestamento per le aziende Bosco Ticino e Manusardi – Menghini (Abbiategrasso), scaduti nel 2005. Per l’azienda Molino Ronchetto si tratta di piano di primo impianto.

Le riserve di caccia circondavano la valle del Ticino da secoli: all’attività venatoria si deve la conservazione di boschi che, almeno nell’ultimo secolo, non rivestivano un prevalente significato dal punto di vista della produzione legnosa. Con l’istituzione delle aree protette (il Parco del Ticino è stato il primo parco regionale italiano) la conservazione dei boschi ha acquistato un vincolo normativo, e la funzione prevalente è stata quella della tutela e della conservazione. Ai vincoli della legge regionale si sono sovrapposti poi la normativa nazionale, ed infine la rete europea Natura 2000.
Si ha notizia per l’azienda Bosco Ticino che alla fine del XIX sec. vennero concessi i diritti di caccia all’allora proprietaria Maria Peyrat Arconati Visconti (la quale, per inciso, era anche proprietaria di palazzo Tornabuoni a Firenze, del castello di Gaasbeek presso Bruxelles, donava opere d’arte al Louvre, cui è intitolata una sala, fondò a Parigi l’istituto per la storia dell’arte, e chissà se mai cavalcò sulle rive del Ticino inseguendo cerbiatti). Dal 1929 la riserva fu denominata “Riserva ponte Ticino”, di ha 374, pervenne alla proprietà attuale negli anni ’50 ampliandosi a 490 ha.

La riserva era gestita dalla famiglia proprietaria per svago personale, senza finalità speculative, con una giornata settimanale di caccia in cui venivano invitati gli amici. Nonostante ciò, ben 5 famiglie dimoravano nella riserva (nei vari cascinelli che il tempo sta lentamente deteriorando), ed oltre all’attività di guardiacaccia del capofamiglia, si allevavano 500 fagiani l’anno (diploma di benemerenza della Provincia di Milano 1959 e 1966), 200 Germani reali (come richiami), si acquistavano lepri. All’interno della riserva esistevano sette postazioni di caccia all’anatra di passo, su specchi d’acqua (le lanche citate nel piano, in parte recuperate) circondate da siepi di canne e camminamenti alimentati da una rete di fossi e canali costantemente mantenuti in efficienza. La consistenza dei boschi originaria, peraltro, è ancor maggiore di quella della riserva, così come riportato nelle prime carte del Regno d’Italia del 1884, che ne testimoniano l’antica origine.

La gestione del bosco era funzionale alla caccia: veniva mantenuta la fustaia di Quercia associata al ceduo di Carpino, la cui legna costituiva il combustibile per le famiglie della riserva (e, suppongo, anche per arrostire le lepri), quest’ultimo utilizzato a turni brevi di 10 anni, giacché allora anche rami e rametti erano buoni per la stufa (e per il pane). IL sottobosco era generalmente rado, sia per una forma di coltivazione del bosco molto più intensiva che al giorno d’oggi (comune alla selvicoltura di molti luoghi della Lombardia) sia per esigenze venatorie di visibilità delle prede. Solo presso gli specchi d’acqua si favorivano macchie di canne ed arbusti, che nascondevano i cacciatori appostati. Un piccolo popolamento di Salix cinerea fu messo a dimora per questo motivo (part. 12 BT).
Sempre per le necessità della caccia, furono ricavati nel bosco spazi coltivati per l’alimentazione dei selvatici, con granoturco “a perdere”. Poi trasformati in pioppeti, sono oggi riscontrabili quali appezzamenti sparsi nell’azienda, ora rimboschiti, ora evolutisi in robinieti, od anche mantenuti come superfici agricole (partt. 4, 8, 13, 15, 20, 21, 22. BT)

Ortofoto del 1954

Ortofoto del 1954

E’ giusto ricordare anche che la tenuta Bosco Ticino fu sede del comando tedesco nella guerra 1940-45: si ha notizia di un bunker e di camminamenti lungo il fiume (partt. 15 e 21 BT), ancor oggi visibili, ma contrariamente a quanto si dice fosse successo altrove, non pare che la Wehrmacht facesse particolari tagli rasi in questi boschi, giacché l’ortofoto del 1954 mostra si un bosco assai più rado di quello attuale, ma non particolarmente degradato.
Sempre dal rilievo 1954, la gestione più intensiva del bosco evidenzia situazioni particolari attraverso le quali è più facile leggere il bosco attuale: le aree xeriche nelle partt. 8, 11, 13, le zone interessate dalle dinamiche del fiume delle partt. 2, 14, 19.

Con l’avvento del Parco del Ticino e la fine dell’attività venatoria la gestione del bosco è cambiata completamente. Vuoi per la perdita di interesse economico della riserva (relativa anche ad una sostanziale trasformazione socioeconomica del Paese), vuoi per l’ansia di tutela integrale dei primi anni di vita dell’area protetta, il 1980 (anno del PTC) è stato un po’ come un punto zero del bosco, e per i primi interventi significativi, e radicalmente diversi rispetto al passato, s’è dovuto attendere la metà degli anni ’90, dove il reg. CEE 2080/92 ha messo a disposizione fondi per la cura dei boschi.

Ortofoto del 1954

Ortofoto del 1954

Da allora, ed apparentemente per la prima volta nella storia, il bosco è stato oggetto di investimenti per la cura e la conservazione. Ma dico apparentemente, perché se queste aree non avessero prodotto servizi di altro tipo, diversi dalla mera produzione legnosa (la caccia o le cavalcate della marchesa Peyrat), sarebbero ora ridotti a infiniti pioppeti (come sulle rive del Po) od alla meglio a boscacci cedui di Robinia e Prugnolo tardivo, come è successo più a Nord nel Parco dove il popolo badava alla pagnotta. Comunque, questa è, in breve, la storia come me l’hanno raccontata. Ma, in fondo, coerente con quanto oggi si legge nel bosco.

Per la stazione di Abbiategrasso, la temperatura media dell’aria è di 12,9 °C, con escursione annua di 23,8 °C. Dal punto di vista termico, il clima è continentale. Le precipitazioni sono di 1.000 mm/anno, con picchi primaverili ed autunnali, ma con una discreta distribuzione in tutti i mesi dell’anno. L’anno che abbiamo rimboschito (il 2006), tuttavia, non ha piovuto da febbraio ad agosto, il che ci insegna a non fidarci troppo delle statistiche climatiche.
La valle del Ticino costituisce un’incisione, larga in queste zone fino a 6 Km, inserita nel contesto della pianura diluviale recente (alluvioni fluvioglaciali e fluviali pleistoceniche), con pendenze moderate, attorno al 2‰. I substrati pedogenetici sono sempre sciolti, prevalentemente sabbioso-ghiaiosi a sabbie grossolane. L’alveo fluviale è caratterizzato da ghiaie ciottolose. Dal punto di vista litologico prevalgono le rocce acide cristalline, gli elementi carbonatici sono rari.
Dal punto di vista geomorfologico, i boschi del piano sono inseriti nella fascia fluviale attiva.

La falda freatica è superficiale, avvicinandosi al fiume, tuttavia, questa si può trovare a maggiore profondità (con ampie escursioni stagionali) per l’effetto drenante del Ticino in condizioni di portata ordinaria o di magra. Numerosi, tuttavia, sono i canali che scorrono da paralleli ad obliqui verso il fiume, alimentati da fontanili le cui teste sono prossime al confine esterno dei boschi.
L’area è particolarmente ricca di fauna, tanto da essere definita come una delle più ricche della pianura padana. Nel SIC sono state individuate in totale 399 specie, di cui: 174 specie di insetti, 29 di Pesci, 5 di Anfibi, 10 di Rettili, 135 di Uccelli e 46 di Mammiferi. Fra di queste, molte specie sono rare o rarissime in pianura padana, specialmente quelle legate agli ambienti umidi. Nei pressi del bosco di Molino Ronchetto esiste una garzaia (loc. “peschiere”). Ma le specie che hanno diretta influenza sulla gestione forestale sono senz’altro gli ungulati: Cinghiale e Capriolo. Presente da tempo il primo (ma non all’epoca delle riserve di caccia, si è diffuso dopo la creazione del parco), da una ventina d’anni il secondo (reintrodotto dal 1992 dal Parco stesso), hanno raggiunto una forte consistenza negli ultimi anni, tanto è vero che il Parco stesso ha promosso piani di abbattimento della popolazione di Cinghiale, con frequenti battute nell’azienda Bosco Ticino. La pressione sul bosco è oramai molto evidente, e se il Cinghiale non sembra incidere particolarmente sulla quantità di ghianda che riesce a germinare, sono frequenti i danni da brucatura o sfregamento della corteccia delle giovani piante da parte del Capriolo.
La gran parte del complesso assestamentale si trova in prossimità del Ticino, in area di divagazione del fiume. Per comprenderne le dinamiche passate ed attuali, è stata redatta una carta che ne mette a confronto i tracciati storici.

Ticino Storico

Ticino Storico

L’immagine riportata mette a confronto 3 soglie storiche dell’alveo del Ticino con le aree assestate: è interessante notare come negli ultimi 135 anni il fiume si sia comunque mantenuto relativamente lontano dai principali nuclei boscati. Il confronto con le tipologie di bosco riscontrate (che verrà descritto in seguito) fornisce interessanti conferme all’interazione bosco-fiume, studiando la storia del territorio è possibile comprendere meglio lo stato attuale di questo patrimonio forestale.

Il complesso assestamentale oggetto del piano riguarda un territorio di 506 ha, di cui 412 a bosco. I restanti 96 ha sono costituiti per lo più da zone agricole (33 ha), greti od aree occupate dalle acque del Ticino (45 ha), da rimboschimenti (3 ha), incolti (1,7 ha), fabbricati e pertinenze (2,3 ha).

L’obiettivo del piano è naturalistico – conservativo. La compartimentazione, dunque, discende da questo obiettivo principale, ed è naturale si appoggi sulle tipologie forestali (ex codifica regione Lombardia) riscontrate sul terreno.
Come tutte le classificazioni, quella secondo le tipologie forestali rischia di semplificare i criteri di analisi e di gestione: per questo motivo, è mediata sia dalle evidenze riscontrate sul campo (che non chiamerò sottotipologie, bisognose di analisi più accurate ed approfondite) che, nella descrizione particellare, dall’identificazione della struttura, della rinnovazione, della possibile evoluzione, anche colturale, del popolamento.
Le tipologie forestali sono assimilabili alle seguenti, con le varianti di seguito descritte:

-1. Querco carpineto della bassa pianura
-5. Querceto di Farnia dei greti ciottolosi
-10. Querceto di Farnia con Olmo
-80. Alneto di Ontano nero tipico
-85. Robinieto misto
-formazioni particolari; Saliceto di ripa/di greto
Altre tipologie

I querceti (di vario tipo) coprono il 70% della superficie forestale assestata. Un altro 20% è coperto dalle formazioni a Pioppi e Salici delle sponde del Ticino, mentre il restante 10% si riparte fra le altre tipologie, con un interessante modesto 1% di robinieti puri e 5% di robinieti misti.
L’immagini rappresentano le tipologie forestali riscontrate.

METODO COLTURALE

Visti i boschi, gli obiettivi, i vincoli, la storia, il metodo colturale è l’unico possibile ed applicabile per il complesso forestale oggetto del piano.

Se per il querceto, a livello di classe colturale, il bosco disetaneo a taglio saltuario è un modello a lungo, o lunghissimo termine, a livello particellare gli interventi a breve distanza temporale – 5 anni- sono quelli che possono dare i migliori risultati in termini di cura del bosco e di perseguimento degli obiettivi di gestione.

Questo piano non si discosta, pertanto, dall’impostazione dei piani precedenti, né dalle prescrizioni generali del piano di settore boschi del Parco del Ticino, fatte salve alcune considerazioni, analizzate in profondità in tutto il documento, che riguardano il modello selvicolturale. Un modello di trattamento è accennato solo per i boschi V1, quando si parla di tagli di rinnovazione per buche di 4-800 m2, con prelievi del 20% della provvigione dell’area percorsa (ipotizzando una provvigione di 200 m3/ha, buche di 500 m2 cadrebbero ogni 0,25 ha) peraltro poco applicati in generale e comunque mai nelle aree in gestione, negli altri casi il taglio sembra limitarsi al materiale deperiente, ai polloni soprannumerari, ai pioppi ibridi relitti. La norma è molto schematica, ed oggi non si adatta all’esperienza, alla varietà delle situazioni, all’evoluzione attuale del bosco.

Il piano dei tagli, da attuarsi in modo elastico senza un criterio cronologico e dimensionale prefissato, prevede una sorta di “miglioramento continuo”, dove mentre una serie di interventi seguono, per così dire, la tradizione, altri cercano di affrontare il problema dell’invecchiamento del soprassuolo e dell’assenza di rinnovazione. Scomponendo la classe colturale nei singoli popolamenti, gli interventi seguono queste linee guida, ordinate per semplicità di realizzazione:

  • ROBINIETI PURI E MISTI

Nei robinieti puri continua la spollonatura delle ceppaie, con rilascio di matricine destinate all’invecchiamento. Esclusa la rinnovazione artificiale, vengono generalmente conservate le specie arbustive e tutta la rinnovazione (Olmo, Carpino, Acero) in grado di contrastare il rigoglio della Robinia, in qualche caso limitato si potrà procedere allo sgombero di vecchi individui senescenti. L’intervento deve essere il più frequente possibile, anche per evitare un eccessivo disturbo alla vegetazione con il taglio di polloni grandi, il materiale potrà essere rilasciato in bosco.

Stessi principi nei robinieti misti, dove è ancor più marcata la valorizzazione delle specie da conservare, di norma escluse dal taglio a meno di problemi fitosanitari. L’intervento è bene possa essere esteso alle porzioni di bosco limitrofo, in modo da contrastare l’eventuale rinnovazione della Robinia.

  • ONTANETI DI ONTANO NERO

Visto lo stato di senescenza di parte di questa formazione, ed il turno ipotizzato di 60 anni, nel periodo del piano potrà essere utilizzato circa il 20-25% degli Ontaneti, con particolare attenzione, tuttavia, a quelle formazioni a contatto con la Robinia che rischiano di essere contaminate (partt. 2 MR, 20 22 BT). In questi caso, il taglio prudente è accompagnato da interventi sul robinieto come già descritto.

  • CESPUGLIETI

Di norma esclusi dagli interventi, anche per la totale improduttività del prodotto, potranno essere valutate azioni di diradamento volte a ricreare spazi aperti a fini faunistici. Tali azioni verranno comunque concordate e gestite in accordo con l’Ente gestore dei siti Natura 2000, cui si deve il suggerimento dell’azione.

  • BOSCHI DI OLMO CAMPESTRE

I pochissimi boschi di Olmo in purezza osservati vanno controllati per seguirne l’evoluzione. Potranno essere sgomberate le esotiche presenti (in stato di generale deperimento), naturalmente incombe il rischio di grafiosi che potrà portare al taglio delle piante secche in piedi.

  • VECCHI PIOPPETI RIMBOSCHITI IN EVOLUZIONE

Si potrà procedere allo sgombero del vecchio Pioppo ancora presente. Verificata la rinnovazione naturale, potranno essere effettuate ripuliture volte a facilitarne l’affermazione.

  • QUERCO-CARPINETI E QUERCETI PURI

Continua l’azione di controllo delle esotiche infestanti (in qualche caso è presente l’Ailanto e semenzali di Prunus serotina). In stazioni localizzate, saranno intrapresi tagli di sementazione, avendo questi requisiti:

  • Scarse probabilità di potenziale ingresso di Robinia

  • Preesistenza di situazioni di degrado (deperimento della Farnia, aree percorse da eventi atmosferici distruttivi) che hanno già diradato il popolamento

  • Possibilità di controllo continuato della vegetazione arbustiva che, come prescritto per i boschi V1 dal PSB, dovrà essere totalmente allontanata all’atto del taglio.

Contestualmente all’intervento sulla Quercia, si interverrà sul ceduo in evoluzione di Carpino, con taglio dei polloni e delle piante sottomesse, senza però creare varchi comunque non funzionali alla rinnovazione della Farnia sotto questa specie. I tagli di sementazione non avranno comunque grandi dimensioni: maggiori delle buche previste dal PSB, ma di norma inferiori ad 1 ha. Darne una dimensione per la durata del piano è al momento difficile: ipotizzando che il turno massimo della specie sia di 90 anni (ex art. 41 NFR), e per la validità del piano di 15, si ipotizza di percorrere teoricamente 1/6 delle aree a querceto, vale a dire 30 ha. Naturalmente i primi interventi dovranno essere controllati con cura, e gli interventi sospesi in caso di evoluzione negativa. La martellata sarà concentrata sugli individui peggiori e deperienti, valorizzando i migliori portaseme, identificando le migliori aree candidate alla rinnovazione in relazione alla consistenze dal popolamento e delle specie presenti. Dopo le operazioni di taglio, è necessario proseguire con le cure colturali alla rinnovazione onde garantirne l’affermazione per almeno 5 anni.

Verrà di norma sgomberato il Pioppo, fatte salve considerazioni riguardo la diversità specifica del bosco.

Moderati tagli di rinnovazione saranno effettuati sul Carpino, valorizzando i nuclei già esistenti, e salvaguardando comunque i migliori e più sviluppati esemplari della specie.

  • QUERCETI MISTI

Continua l’azione di controllo delle esotiche infestanti, saranno sgomberati i popolamenti di Pioppo residui di età avanzata. In relazione all’evoluzione dell’Olmo ed alle condizioni citate nel paragrafo precedente, su di una superficie di circa 5 ha complessivi potranno essere intrapresi tagli di sementazione, con le modalità già descritte. Potranno essere valorizzati locali nuclei di rinnovazione con decespugliamenti e ripuliture.

  • QUERCETI DEI GRETI CON ORNIELLO

Mai percorsi da tagli negli ultimi 40 anni, hanno visto in parte la trasformazione da bosco parco a boscaglia xerofila molto densa e, a quanto pare, ben dotata di provvigione. A prescindere dal controllo della Robinia (o di altre esotiche), da effettuarsi sempre e comunque, si procederà allo sgombero del Pioppo invecchiato, potranno essere valorizzati locali nuclei di rinnovazione con decespugliamenti e ripuliture, ma si procederà in aree localizzate al taglio dei polloni di Orniello, per una superficie complessiva di circa 5 ha, onde guidare l’evoluzione del popolamento verso una formazione più complessa e stratificata.

  • FORMAZIONI A PIOPPO E SALICE

Anche in queste aree non si ha traccia di interventi negli ultimi decenni, vuoi per lo scarso interesse economico vuoi per la difficile accessibilità. Costituiscono un serbatoio di biomassa, anche morta, utile ai fini della biodiversità. Nelle fasce soggette ad erosione attiva, e compatibilmente con l’accessibilità delle aree, si procederà allo sgombero delle piante a rischio di fluitazione. Nelle aree più lontane dalla corrente, ove esistano le possibilità di rinnovazione della Quercia e di altre specie più forestali, potranno essere condotte utilizzazioni anche localmente intense, onde creare varchi in cui si possano evolvere tipi diversi di bosco. In relazione alle condizioni di evoluzione dell’alveo, potranno essere percorsi fino a 15 ha di bosco nel periodo di validità del piano.

A questo link sono scaricabili in formato .kml il particellare del piano, la viabilità e l’andamento storico del corso del Ticino fra il 1884 ed il 2012